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Colombo & Co.

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caravella

Segnaliamo un bel sito nel quale si può imparare molto, giocando, sulle grandi scoperte geografiche dei secoli XV e XVI, e rivivere le grandi imprese dei più famosi navigatori della storia. Sì, va bene, non è esattamente come ricevere sul volto le sferzate dei venti oceanici, respirare il salso del Mare Oceano, trepidare per dei bastoncelli fra le onde che annunciano, finalmente, terre vicine. Però è divertente, e molto meno rischioso.

Chi volesse visitarlo non ha che da cliccare sul link “Un sito… da scoprire”, in “Risorse per imparare” (nella banda bordeaux a destra). Buona navigazione (in bottiglia)!

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L’uomo venuto dal nulla (M. Milani)

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uomo-milaniTitolo: L’ uomo venuto dal nulla

Autore: Mino Milani

Editore: Fabbri (collana I delfini)

Anno: 2000

Genere: drammatico

Pagine: 140

TRAMA: una mattina, mentre va a scuola, Luca, terza media, viene fermato da due ragazzi più grandi di lui che lo minacciano chiedendogli soldi per il suo passaggio. Luca è costretto a darglieli. Ha paura. All’uscita si confida con la sua amica Deba, che gli dice di non preoccuparsi: secondo lei l’indomani non ci sarebbero stati. Ma si sbagliava: quei due avevano trovato la loro preda e tutte le mattine seguenti continuarono a chiedergli soldi. Luca divenne un’anima senza speranza che non si poteva confidare con nessuno.

Intanto Deba aveva ben altro a cui pensare: fra pochi giorni sarebbe arrivato suo zio Davide, di cui prima non conosceva neanche l’esistenza. I genitori di Deba erano divorziati, e il padre considerava lo zio un mascalzone. Lei non era minimamente contenta, anzi era convinta che sarebbe stato un rompiscatole. Un pomeriggio, mentre Deba era dal dentista, lo zio arrivò. Era poco più di un ragazzo, sulla trentina, ma i suoi occhi limpidi e profondi lasciavano trasparire la maturità di chi ha visto cose che nessuno vuol vedere. Così giovane, ma già così saggio.

La sua capacità di capire i ragazzi si rivela straordinaria, e il suo arrivo cambia inaspettatamente la vita di tutti,aturità a rofondi si sbagliava,: grazie a lui, i ragazzi diventano uomini.

COMMENTO: questo libro mi è piaciuto moltissimo. Ho sentito le emozioni dei personaggi dentro di me, quasi come stessi passando le giornate con loro. È emozionante e travolgente; fa venire la voglia di fare il tifo per i protagonisti. C’è moltissima suspence e colpi di scena a volontà.

Stefania Arridu

Un altro punto di vista

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volo

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Il mondo dall’alto

Quando sono nato non avevo idea dello splendido mondo che mi attendeva; appena ho aperto gli occhi un mondo popolato da alberi e animali e illuminato da giornate serene mi sconvolse. Però ero affamato e non avevo nessuno accanto. Ero solo.

Dopo alcuni momenti di terrore, mi affacciai dal nido e vidi che in terra c’era una strana forma: un animale! Guardando meglio, mi accorsi che era un uccello come me, forse era mia madre!

Dopo un po’ vidi un uomo prenderlo, legarlo e portarselo via. In quel momento capii che mi aspettavano molte avventure da affrontare.

Dopo tanti tentativi riuscii a prendere il volo. Pensai di farei un giro per scoprire com’era fatto il mondo. Ma prima di tutto dovevo cercarmi del cibo, perché ero affamato dopo un intero giorno senza averne toccato.

Il mondo è molto grande, ma visti dall’alto gli alberi sembrano piccole piante, e quel lago immenso, che vedevo ogni giorno davanti al mio nido, dall’alto sembrava una piccola pozzanghera in mezzo a un vasto prato verde.

Mentre andavo in cerca di cibo sentii dei passi molto leggeri e lenti: mi girai e vidi una canna luccicante con un buco all’estremità puntata verso di me, e appoggiata sulla spalla dell’uomo. In quel momento mi tornò in mente quell’immagine che mi era rimasta di mia madre e pensai solo a scappare. Volai velocemente tra gli alberi senza farmi vedere. Fu una specie di fuga tra guardia e ladro. Andai subito nel mio nido per nascondermi e prendere fiato.

Quell’esperienza mi bastò per tutto il giorno. E anche per tanti giorni che seguirono. Ma ogni istante che passava era un’avventura nuova, e facevo sempre nuove esperienze, nuove scoperte che mi aiutavano nella vita di tutti i giorni.

Sono passati tanti anni da allora. Ormai sono un adulto e quella grande sfera bianca piena di buchi, lassù nel cielo, si è spenta e riaccesa quattro o cinque volte da quando ho deciso di abbandonare il mio nido e quella foresta che mi aveva ospitato per tutto quel tempo. Ho deciso di mettermi in viaggio per il mondo. È sempre stato un mio sogno, fin da quando ero piccolo.

È da allora che giro il mondo e faccio sempre nuove scoperte; dopo aver passato una settimana intera a volare sui campi e sul deserto, una volta mi fermai in un posto molto strano. C’erano molti rumori e umani che stavano dentro delle cassette, con quattro strani cerchi sotto, e delle case giganti, l’aria non era come quella della mia foresta, ma era così piena di strani vapori che non si riusciva a respirare, feci qualche giro e vidi che in lontananza c’ era il cielo oscurato dal fumo. Le persone, giù sulla terra, erano agitate e andavano da una parte all’altra. Insomma, era un posto trafficato. Non faceva per me.

Dopo essermi riposato, e dopo aver mangiato abbastanza, sono ripartito. Visitai un posto bellissimo pieno di fitti alberi. Da qualsiasi parte in cui guardassi c’era del verde e gli unici rumori che si sentivano erano cinguettii di uccelli e lo scrosciare del ruscello. Incontrai, dietro un cespuglio pieno di fiori, un uccello molto strano: era colorato, piccolo e con un becco fine e lungo. Solo dopo ho capito a cosa gli serviva un becco così lungo: era per nutrirsi. Lui mangia il nettare dei fiori. Siamo diventati subito amici, mi ha fatto visitare la foresta , c’ erano tante specie diverse di uccelli e tutti con colori allegri e variopinti, e non parliamo dei frutti: erano di forme diverse e il loro sapore era così dolce… ma quel posto non faceva per me.

Mi rimisi in viaggio, visitai così tanti posti che non avevo più la cognizione del tempo, erano passati ben due anni. Ho passato giornate caldissime e afose, giornate di forti e violenti venti, ho visto grandinate e burrascose nevicate, ma non mi sono arreso, ho lottato e ce l’ho fatta! Dopo aver visitato tantissimi posti forse la cosa migliore era quella di ritornare nella mia foresta, nel mio nido. Tornai e intravidi quel lago che rifletteva le montagne. Ero finalmente a casa.

Angela Fenu e Anna Bussu

Paradiso in terra

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peace

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La pace

Senza guerre né battaglie,

volo libero la pace.

Colombe bianche nel cielo blu

Canti di angeli da lassù.

Senza morti, né feriti.

Primula rosa la pace.

Germogli teneri,

alberi in fiore,

rosa rossa significa amore.

Perché uccidiamo?

Perché ammazziamo?

Vogliamo potere e solo denaro?

Basta, smettiamo con questa bruttezza,

facciamo la pace, unica salvezza.

Stefania Arridu

Le guerre del mondo emerso (L. Troisi)

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guerre 1Con questo articolo inauguriamo una nuova sezione, quella delle recensioni e dei consigli (di lettura, di ascolto, di visione…). Lo facciamo con la presentazione di un libro che ha riscosso un immenso successo tra i giovanissimi: “La setta degli assassini” , la prima parte delle “Guerre del mondo emerso”.

Titolo: LE GUERRE DEL MONDO EMERSO (1 – La setta degli assassini)
Autore: Licia Troisi
Editore: Oscar Mondadori
Anno: 2006
Genere: fantasy
Pagine: 515, tutte emozionanti e misteriose

Note: il libro è la prima parte di una trilogia che comprende anche “Le due guerriere” e “Il nuovo regno”

Trama: Dubhe, una ragazza dai lunghi capelli castani, forte fisicamente e interiormente, giocando con gli amici uccide per sbaglio un suo compagno, e gli anziani e gli abitanti di Selva, il villaggio dove vive, decidono di lasciare la bambina al suo destino, abbandonandola nel bosco.
La ragazza incontra una serie di personaggi che la aiutano a resistere in questa situazione e a non lasciarsi andare.
Dubhe viene addestrata per fare l’assassina ma dopo la morte del maestro decide, anzi giura, che non ucciderà nessuno in vita sua. Per vivere allora deve fare la ladra, rubando nei vari villaggi in cui capita.
Fino a che un giorno, tornando da un incontro con il suo mandante, nel buio del bosco le viene impresso un sigillo. Poi uccise il ragazzo incaricato di una missione, scagliando il pugnale verso il luogo da dove era venuto un ago con del veleno; nei dintorni del luogo trovò il cadavere del ragazzo.
Sull’elsa de! suo pugnale c’era il simbolo della Gilda, una setta famosa che addestrava gli assassini per il culto del Dio Thenaar. Dubhe odiava la Gilda ma fu costretta ad andare da loro, e…

Commento: Questo libro è avvincente ed emozionante. Se devo essere sincera all’inizio mi sembrava un po’ noioso perché non capivo di che cosa si parlasse, ma con un po’ di forza di volontà sono andata avanti, divorando pagina dopo pagina, sino alla fine. E’ scritto molto bene e ti fa capire molte cose, ci sono tantissimi momenti di suspence che ti fanno venire la voglia di sapere tutto.  C’è voluto un po’ per leggerlo, ma ne è valsa la pena.

Maria Fenu

Piccola inchiesta – 1

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I ragazzi della “Deledda” e le nuove tecnologie

nuova-tecnologia1 Le nuove tecnologie… nuovi modelli di telefoni cellulari, sempre più potenti, Internet, videocamere, i computer…praticamente non si parla d’altro. Da quando sono apparsi, questi strumenti hanno consentito un’evoluzione del modo di comunicare e anche di divertirsi. Con i loro schemi molto semplici di funzionamento possono essere utilizzati da tutti. Le persone più avanti con gli anni trovano difficoltà nel loro utilizzo, ma per i ragazzi della nostra età, cresciuti con il Game Boy, impadronirsi dei nuovi strumenti è davvero… un gioco da ragazzi.

Per valutare quanto questi nuovi strumenti siano entrati nella vita di noi ragazzi, abbiamo svolto una piccola inchiesta il cui argomento era proprio il rapporto tra i ragazzi del plesso di San Pietro della scuola “G.Deledda” e le nuove tecnologie. Per far ciò abbiamo elaborato un breve questionario composto da 7 domande a scelta multipla.

È emerso che tra cellulare, Play Station, mp3 e computer, la maggior parte degli alunni, sui 37 intervistati, predilige il cellulare. Però non è stata una sorpresa per noi, anche perché quest’ultimo è uno strumento che circola molto tra i ragazzi d’oggi.

Ha destato però molta sorpresa il fatto che non tutti i ragazzi adorano la play station, che ormai ha creato dipendenza fra molti giovani; solo dodici, infatti, la considerano una compagna insostituibile.

Non ci ha colpito, invece, il fatto che 15 intervistati ci abbiano confermato che passano 3 ore al giorno con questi strumenti.

Questi oggetti, come si sa, si sono diffusi molto velocemente. Questo fatto ha anche delle conseguenze che secondo noi sono negative. Ad esempio, molti i ragazzi ci hanno confermato la nostra opinione che gran parte dei nostri coetanei uscirebbe molto più spesso con gli amici se non riempissero il tempo con l’uso degli strumenti tecnologici.

Ci sono anche state delle lamentele da parte di vari alunni per il fatto che la nostra scuola non ci fornisce abbastanza postazioni informatiche. Però altri alunni hanno detto che ce ne sono in numero sufficiente, pur non avendo visitato l’ aula computer. Dei 37 studenti intervistati, 27 sostengono che la nostra scuola è attrezzata di un numero ridotto di computer, mentre secondo i ragazzi che non hanno ancora visitato l’ aula computer il nostro istituto dispone di una quantità elevata di postazioni informatiche. Noi, avendo visitato più volte l’aula computer, confermiamo il fatto che la nostra scuola è munita di poche postazioni informatiche. Molti studenti, esattamente 25, hanno anche affermato che la presenza di un maggior numero di computer a scuola li aiuterebbe molto nello studio.

i dati dell’inchiesta (FILE PDF)

Federico Rosu, Matteo Paniziutti, Pietro Frau

Pensieri e vicissitudini di una vecchia lavagna

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carlotta0171UNA LAVAGNA DI NOME CARLOTTA

Mi chiamo Carlotta e sono una grande lavagna. Nell’aula in cui ho vissuto per tanti anni avevo molti amici, tra cui Armando l’armadio, Catrina la cattedra e la mia più cara amica, Raimonda, la carta geografica.

L’unico nemico che avevo è il gesso. Lo è sempre stato, per generazioni. Certo, alcune lavagne ci vanno d’accordo, ma io proprio non lo sopporto. È un essere microscopico, di un insulso colore bianco sporco, che ha una vita di pochi giorni. Si sente più forte di me soltanto perché ha il potere di scrivermi addosso, ma se non ci fossero gli umani a prenderlo in mano, lui non servirebbe proprio a niente. A pensarci bene, però, il gesso mi è stato anche molto utile, perché senza di lui io non saprei tutte le cose che so adesso.

Io sono fatta di ardesia, e sono di un bel nero lucente, a cui tengo molto. La mia struttura è un po’ antica, sono fissata a terra con delle stanghe di ferro e la mia superficie è girevole.

Svolgo il mio lavoro da più di cinquant’anni, ormai, e durante tutta la mia carriera non ho fatto altro che conoscere ragazzini bravi, insolenti, distratti, e chi più ne ha più ne metta.

Nella classe in cui ero capitata due anni fa, c’erano dei ragazzi scatenatissimi che non facevano altro che urlare come matti, non stavano mai attenti e stavano sempre a pasticciare i banchi. Già, i banchi… poveretti! Sono i figli di Catrina, che, poverina, è sempre più disperata. Almeno fino a qualche anno fa poteva scaricare i suoi dispiaceri sulla predella Pietrina, che la sosteneva sempre, e soprattutto nei momenti più difficili; ma da tempo, ormai, Pietrina è andata in pensione, facendo sembrare più piccola Catrina e i professori che poggiano borse e libri su di lei.

Nessuno di noi, però, se la passa veramente bene. Immaginatevi che un giorno, all’ora di ricreazione, quegli scaldapanche schiamazzanti di piccoli umani si sono ammassati tutti in fondo all’aula, dove ad un certo punto hanno strappato la parte inferiore di Raimonda. Poverina, l’hanno dovuta operare, e le hanno dovuto amputare la cornicetta. Mi ha fatto veramente pena.

Ma non tutti gli umani sono così esagitati. I bidelli, ad esempio, ci hanno sempre trattato veramente bene. Alla fine delle lezioni venivano armati di spugne, secchi pieni d’acqua e scope. Prima spazzavano e lavavano il pavimento, poi con il disinfettante pulivano per bene i banchi e infine arrivavano a me. Imbevevano le spugne d’acqua e con dolcezza (quasi come un massaggio termale) mi pulivano e mi facevano ridiventare nera lucente.

Insomma, questa è la mia vita, o meglio, questa è stata la mia vita fino a qualche tempo fa, fino a quel giorno in cui le cose hanno preso una piega diversa…

Era un giorno come tanti, e come milioni di altre volte cercavo di seguire la lezione di grammatica (la mia materia preferita), ma il gesso, come al solito, mi importunava, facendo di tutto per non farmi sentire, con il suo stridulo sfregarsi contro di me. “Cri, cri, cri…”, strillava, coprendo la voce della professoressa. Poi lo sentii cominciare a ridere, e andare avanti per dieci minuti buoni, guardandomi malizioso. Alla fine persi la pazienza (e io sono molto paziente), e sbottai: “La smetti di ridere come un cretino?” – e mi sembrò di cogliere un lampo di soddisfazione nei suoi occhi: “Sì, certo, ai tuoi ordini, Carlotta”, rispose, e la finì. Io pensai che il suo comportamento fosse assai strano, visto che di solito non si arrendeva così facilmente. Comunque lo lasciai perdere e spostai la mia attenzione sulla lezione di grammatica.

I giorni trascorrevano lenti, quasi noiosi; ma, in quella classe non ci si poteva di certo annoiare. Era sempre una bolgia, con quei ragazzini urlanti che non smettevano di fare danni. Ogni giorno attendevo con ansia la fine delle lezioni, ero stanca, e in tutti quegli anni non avevo mai visto una classe del genere. Ero davvero allibita.

Un giovedì, all’ora di grammatica, la professoressa annunciò che ci sarebbe stata una gita. Io rimasi con il fiato sospeso, era da mesi che aspettavo quel momento, finalmente ci sarebbe stato un po’ di silenzio. – “Ragazzi, la prossima settimana partiremo per Oristano, dove rimarremo per due giorni” – e tutti gli alunni esultarono. Guardai Raimonda, che mi fece l’occhiolino.

Quella settimana passò lentissima. Sembrava che il tempo si muovesse al rallentatore, che tortura! Ma poi, finalmente, arrivò il giorno della partenza. Era di martedì, e dalla finestra si vedevano i ragazzi nel cortile, armati di cappellini e zaini. Armando si mise a ballare un po’ goffamente. I piccoli banchetti si misero a giocare e a chiacchierare, mentre io, Catrina e Raimonda ci scambiavamo le ultime notizie, pettegole. Tra un “lo sai che…” e l’altro, però, sentivo lo sguardo del gesso puntato su di me. “Che cosa vuoi?” – gli chiesi infine, con voce stanca e rassegnata. “Oh, be’, sono soltanto contento per te – io non capivo –, fra non molto avrai una bella sorpresa”. Lo guardai sospettosa, non mi piaceva affatto il suo strano comportamento. “Pss, voi ne sapete niente?” chiesi alle mie amiche, ma loro fecero cenno di no.

Fu quello stesso pomeriggio che finalmente compresi il significato delle parole e dell’atteggiamento del gesso. Nella classe entrarono due signori e iniziarono a parlare con una professoressa. Appresi confusamente che mi avrebbero portato via, per far posto ad una nuova lavagna. Tutti rimasero a bocca aperta.

Io mi affrettai a dire addio a tutti, prima che mi portassero via. Promisi che avrei spedito delle lettere a tutti. Il gesso mi augurò buon viaggio. Era contento, povero illuso, non sapeva che fine avrebbe fatto lui. La nuova lavagna non avrebbe necessitato di gesso, perciò anche lui sarebbe andato in pensione. I due tizi mi trasportarono in un camion e mi portarono in un bellissimo posto. Era un enorme cortile recintato in cui vi erano numerosissime lavagne. Mi scaricarono e se ne andarono. Feci conoscenza con tutte e non mi dimenticai mai di scrivere le lettere promesse ai miei amici.

Ma, cari ragazzi, non pensate che sia finita così. In quel nuovo posto c’erano tantissime mie simili con cui andavo d’accordo, ma non ero felice.Fino a quella partenza, così brusca e inaspettata, ero convinta che andare in pensione fosse una cosa meravigliosa. Ma mi sbagliavo, eccome se mi sbagliavo. Adesso che sono in questo centro pensione, mi mancano da morire i miei amici e persino i ragazzi scalmanati. Non avrei mai immaginato di arrivare a questo punto.

Un giorno stavo parlando con una lavagna delle elementari quando arrivò il burattino postino, che prima lavorava in un teatro, con una lettera per me.

Era stata scritta dagli alunni della mia ex classe. Diceva:

Cara lavagna Carlotta,

ci volevamo assicurare che nel soggiorno in cui ti abbiamo mandato stessi bene. Adesso ti starai chiedendo perché l’abbiamo chiamato soggiorno; vedi, quello di mandarti in pensione era tutto uno scherzo!!! Ci siamo messi d’accordo, per farti questa grandiosa sorpresa.

Adesso fai le tue valigie e preparati a tornare nella bolgia di sempre, perché ti assicuriamo che non siamo assolutamente cambiati!

Ti aspettiamo.

I tuoi adorati ragazzi

Dopo aver letto la lettera sono rimasta incredula. Poi mi sentii felice, felice come una pasqua. Mi sono preparata e, salutando le mie amiche, sono salita sul camion (che intanto era venuto a prendermi) e sono tornata nella mia vecchia, cara scuola.

Da quel giorno non mi hanno più detto che dovevo andare in pensione, né seriamente né per scherzo, e adesso sono ancora là, con i miei vecchi amici, sempre pronta a pazientare, di fronte a ragazzi di ogni genere, sempre diversi e in fondo sempre uguali.

Stefania Arridu e Rita Bandinu